Con l’avanzare del caldo, ecco tornare le prime formiche della stagione.
Dal terrazzino, velocissime, fanno il loro ingresso in cucina, a volte sparse e a volte in fila, dopo che le più temerarie hanno identificato quali briciole disseminate per terra diverranno scorte da riportare, maldestramente e trionfanti, al formicaio.
Delle formiche, come dei funghi, degli alberi o di altri superorganismi, mi colpisce la diversa forma di intelligenza - e forse di sentire. La vedo manifestarsi in una comune direzione di azione, che emerge per soddisfare i bisogni della collettività (il superorganismo) piuttosto che del singolo.
È un’intelligenza diffusa, di cui Stefano Mancuso ha parlato più volte in relazione alle piante, e non si concentra in un organo preciso - il cervello - ma è democratica, decentralizzata, come se le nostre mani, piedi, capelli e unghie potessero partecipare attivamente alle decisioni che prendiamo ogni giorno.
Ma le formiche — mi chiedo – pensano?
A fare da sfondo a questa domanda, immagino le storie di A bug’s life e Z la formica in cui, sulla scia del protagonismo millennial, gli eroi della storia si allontanano dalla propria colonia e da una vita umile e operaia per seguire bisogni individuali di realizzazione, contrapposti apertamente a quelli delle loro comunità. Le formiche sanno di sicuro risolvere rompicapi geometrici meglio di noi esseri umani, che dell’individualismo e della libertà di scelta abbiamo fatto un culto.

L’individualismo ha origini lontane, ma l’avvento del digitale lo ha portato a compimento, ridisegnando l’essere umano e trasformando la sua identità in interfaccia e il suo “sé” in prodotto, al pari di capi fast fashion da promuovere online.
ella corsa frenetica all’essere riconoscibili in mezzo a milioni di account, misurabili tramite like e visualizzazioni, ci muoviamo come insetti di uno sciame, connessi ma non congiunti (Bifo Berardi), partecipi di un processo in cui ogni utente mette a disposizione contenuti e competenze tenendo l’Io
e il Noi deliberatamente separati.
resce la paura di essere uguali a qualcun altro, o ancor peggio di essere “un Qualcuno anonimo”, citando Byung Chul-Han.
La spettacolarizzazione del privato e la presa di distanza dall’altro all’interno della prossimità digitale è l’unica forma che conosciamo per contrastarne la solitudine.
L’individuo richiede infatti un istante.
La coscienza tempo.
La collettività una vita.

Eppure, forse a causa dell’esasperante e inasprita stupidità collettiva di cui siamo diventati impotenti e coatti spettatori sui social media, ho la percezione che qualcosa stia ri-emergendo.
L’opinione pubblica, che sembrava scomparsa, soffocata dall’Università di Meta, sta manifestandosi in chi utilizza la forma dell’algoritmo contro l’algoritmo stesso.
Come formiche, lasciano traiettorie di feromoni perché altri le seguano — forse ancora inconsapevolmente — utilizzando la stessa struttura del template che ne aveva attutito l’intensità.
L’individualismo ci costringe alla spettacolarizzazione del privato. La spinta al collettivo ci riporta alla sua espressione e al riconoscerci nell’altro — nel dolore come nella meraviglia. Per farlo, torniamo a scrivere, in una mutazione del blogging degli anni 2000.
L’immagine, molecola della lettura veloce, viene sempre più accompagnata — se non sostituita — dalle parole, che tornano a essere immagine anche grazie alle sfumature emotive dei caratteri tipografici.
I carousel diventano saggi, diari, trattazioni — spesso rimandi a un fuori, a una lettura che il social non può contenere. Ridanno alla parola dignità di espressione, di unione, di congiunzione.
Di riconoscere che forse siamo come le formiche, che non hanno libertà, che si somigliano tutte — e che nonostante questo, o forse proprio per questo, costruiscono qualcosa di più grande di sé.
“Isa che fai!”
“Devo fare un video alle formiche!”
BIBLIOGRAFIA E WEBOGRAFIA
Bert Hölldobler e Edward O. Wilson — The Superorganism: The Beauty, Elegance, and Strangeness of Insect Societies, W.W. Norton & Company, 2009
Franco “Bifo” Berardi — E, la congiunzione, Nero Edizioni, 2021
Byung-Chul Han — Nello Sciame: Visioni del digitale, Nottetempo, 2015
Shumon Basar, Douglas Coupland, Hans Ulrich Obrist — The Extreme Self, Koenig Books, 2021
Stefano Mancuso — La Nazione delle Piante, Laterza, 2019
Pierre Lévy — L’intelligenza collettiva: Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, 1996
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E.A. Back — House Ants, Leaflet No. 147, U.S. Department of Agriculture, 1937 — pubblico dominio
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Wikipedia — voce Intelligenza collettiva (it.wikipedia.org)
Biodiversity Heritage Library — biodiversitylibrary.org
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